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Monocolture della mente
Vandana Shiva

Ed.

Bollati Boringhieri



Vandana Shiva avvia qui una riflessione, condotta con passione ma argomentata sempre con grande concretezza, sulla protezione della biodiversità, sulle implicazioni della biotecnologia e sulle conseguenze per l'agricoltura della preminenza a livello mondiale del sapere scientifico occidentale, una riflessione che affronta in un quadro unitario i problemi dello sviluppo, dell'ambiente e della posizione delle donne nella società. Per l'autrice il pensiero scientifico occidentale ha portato a un sistema di monocoltura che viene oggi imposto al Sud del mondo a spese delle tradizionali esperienze indigene, più fondate ecologicamente e in grado di garantire un'agricoltura e un allevamento realmente sostenibili. Largo spazio è dedicato nella libro alla distruzione attualmente in corso della foresta tropicale, sostituita da monocolture introdotte nel nome della produttività, e ai processi d'impoverimento e cancellazione del tessuto sociale che si traducono in un inevitabile isterilimento dell'ambiente. Più in generale, nel discutere i limiti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità del 1992 (riportata in appendice). Vandana Shiva denuncia gli interessi che stanno dietro le biotecnologie, ne contesta le pretese di migliorare le specie naturali e sottolinea i problemi etici e ambientali che esse pongono.



Vandana Shiva, scienziata e filosofa indiana, è esponente di primo piano del movimento ecofemminista, nota anche in Italia per il suo libro "Sopravvivere allo sviluppo" (ISEDI 1990). Direttrice della Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy di Dehra Dun, milita attivamente contro la distruzione dell'ambiente e della società indigena. Tra le sue opere disponibili in traduzione italiana: "Bioterapia" (CUEN, 1999), "Campi di battaglia. Biodiversità e agricoltura industriale" (Edizioni Ambiente, 2001), "Vacche sane e mucche pazze" (Derive e Approdi, 2001).

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